Antonio ALLEGRI detto Il CORREGGIO


Le notizie sicuramente documentate relative alla vita di Antonio Allegri, detto il Correggio dalla città natale, sono così esigue e scarne da rendere assai difficile ricostruirne una biografia dettagliata. La stessa data di nascita è assai incerta. Secondo il Vasari il Correggio sarebbe morto circa quarantenne: quindi la nascita dovrebbe essere fissata al 1494 circa. Altri storici, invece, la anticipano al 1489 circa, vedendolo maggiorenne (cioè venticinquenne) nel 1514, quando cioè stipula, senza l'intervento del padre o di un tutore (come sarebbe accaduto se l'artista fosse stato ancora minorenne) il contratto per la realizzazione della Pala di San Francesco, ora a Dresda.
Questa data orma è la più accettata dalla critica anche per quanto riguarda la comprensione dello sviluppo stilistico del pittore.
I nome di Antonio Allegri, figlio di Pellegrino e Bernardina degli Ormani, compare per la prima volta nel 1511 quale padrino a Correggio di un neonato di casa Vigarini, e la notizia assu-me un certo valore in quanto non abbiamo altri documenti riguardo la prima giovinezza.
Non sappiamo presso quale pittore apprese i rudimenti dell'Arte: è stato suggerito il nome del modenese Francesco Bianchi Ferrari, ma questo alunnato tradizionalmente attribuitogli dalla storiografia locale, è assai incerto, mentre verosimilmente compì il suo apprendistato artistico presso pittori locali.
Molto più rilevanti, invece, sono le decisive influenze della scuola mantovana del Mantegna e dei suoi allievi e della scuola ferrarese di Lorenzo Costa cui il Correggio attinge nel suo periodo giovanile. A questi anni vanno fatti risalire alcuni affreschi nella chiesa di S. Andrea di Mantova, di evidente ascendenza mantegnesca, e la Natività di Brera.
Il 30 agosto del 1514 riceve la commissione per la tavola dell'altare maggiore della chiesa di San Francesco a Correggio. L'opera, oggi a Dresda, propone l'annosa questione di un suo ipotetico viaggio a Roma (negato da alcuni, da altri ritenuto plausibile verso il 1513 o il 1518) e la conoscenza diretta delle opere romane di Raffaello e Michelangelo da parte del Correggio, di cui taluni studiosi qui ravvisano evidenti echi, ricollegandosi quindi idealmente ad una supposta e assai controversa opera del Correggio: una parete affrescata, nel refettorio dei convento, intorno ad una copia dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci eseguita da Girolamo Bonsignori. L'attribuzione, avanzata ad Piva, è stata sostenuta da Cecil Gould che vede in questa opera una 'prova' del viaggio a Roma da lui supposto essere avvenuto nel 1513, per le 'citazioni' da opere romane. L'affresco, secondo questa ipotesi sarebbe databile intorno al 1513-1514. Tuttavia, molti storici dell'arte lo ritengono difficilmente associabile alle opere del Correggio per diversità di caratteri e, innanzitutto, per l'inferiore livello qualitativo.
L'8 settembre del 1514 stipula il contratto per la decorazione delle porte e del podio dell'organo della chiesa di San Benedetto Po, uno dei più importanti monasteri benedettini della Congregazione cassinese; da questo momento quindi abbiamo le prove documentarie di un legame fra il pittore e la Congregazione.
Dal 1514 al 1518 il Correggio realizza alcune delle sue opere più importanti (L'Adorazione dei Magi di Brera, la Zingarella di Capodimonte, la Madonna Campori di Modena, la perduta Pala di Albinea per l'arciprete Giovanni Guidotti da Roncopò nel 1517) che preludono al suo primo, grande incarico: la commissione per affrescare la Camera di San Paolo nell'omonimo monastero benedettino in Parma (1518-1519).
Seppure non possediamo nessuna base documentaria di viaggi del pittore fuori dall'Emilia, generalmente la critica ha supposto vari spostamenti, e principalmente il già ricordato viaggio a Roma, per spiegare la conoscenza profonda che il Correggio mostra dei fatti artistici più aggiornati.
Sposata nel 1519 Girolama Merlini, da cui ha un figlio (Pomponio, nato a Correggio il 3 settembre 1521 e che sarà modesto seguace del padre) e tre figlie (Francesca Letizia nata a Parma il 6 dicembre 1524, Caterina Lucrezia nata a Parma il 24 settembre 1525 e Anna Geria, nata anch'essa a Parma il 3 ottobre 1527), rinsalda i suoi rapporti con l'Ordine Benedettino di Parma che gli affida l'affrescatura della cupola, della conca absidale e il fregio della navata centrale della chiesa di San Giovanni Battista. Nel 1520 ottenne i primi pagamenti per queste decorazioni, mentre il saldo lo riceverà all'inizio dei 1524.
Nel 1521 riceve una lettera spirituale di affiliazione alla Congregazione benedettina cassinese che lo iscrive fra i singolares devotos cassinesi per il devotionis affectus ac piae intentionis fervor dimostrati in particolar modo verso il monastero di San Giovanni Evangelista; da questa lettera risulta ammogliato.
Ormai la fama dell'artista si è consolidata e nel 1522 firma due importanti contratti: uno a Reggio Emilia con Alberto Pratoneri per una Adorazione del Signore da sistemarsi nella cappella di famiglia nella chiesa di San Prospero della città, il secondo a Parma il 3 novembre 1522 per la decorazione della cupola del Duomo di Parma, che prevede anche la decorazione dell'abside.
Un'opera ciclopica, realizzata solo in parte dal 1526 al 1530 allorché dipinge i 650 metri quadrati della Assunzione della Vergine nella cupola.
I tre cicli di affreschi parmensi rendono giustizia della grandezza del pittore, che dalla seconda metà del terzo decennio del Cinquecento attende anche al compimento di numerose pale d'altare che si propongono come capolavori assoluti (La Notte, la Madonna di S. Girolamo, la Madonna della Scodella, la Madonna di S. Sebastiano, la Madonna di S. Giorgio).
Nel 1525, rinsaldando ulteriormente i legami con Parma, fa parte di un gruppo di esperti chiamati a giudicare la stabilità della chiesa cittadina della Steccata.
Morta la moglie nel 1529 e rimasto solo con il figlio Pomponio e la figlia Letizia (le altre erano da tempo scomparse), nel 1530 riceve un pagamento per la cupola del Duomo e probabilmente abbandona Parma per ritornare a Correggio dove compra terreni. All'inizio degli anni Trenta è ricordato più volte al palazzo di Manfredo da Correggio quale testimone ad importanti atti.
Trascorre i suoi ultimi anni a Correggio dove esegue, su commissione di Federico Gonzaga duca di Mantova, la celeberrima serie mitologica degli Amori di Giove (Danae, Leda, Io, Ganimede). In precedenza aveva dipinto già quadri dello stesso genere (Educazione di Amore, Giove ed Antiope, il Vizio e la Virtù).
Muore per un male improvviso a Correggio nel marzo del 1534 e il 6 viene sepolto nella chiesa di San Francesco.
Il Vasari, primo biografo del Correggio di cui diede notizie biografiche assai lacunose, accreditò una paradossale leggenda della morte dell'Allegri che, dopo un viaggio a piedi da Parma a Correggio carico di un enorme sacco di soldi, sarebbe stato stroncato dal grande caldo e dal continuo dissetarsi.

Nulla è rimasto nella città natale delle opere realizzate per chiese cittadine. Della Madonna di San Francesco si è detto, mentre il Riposo durante la fuga in Egitto, anch'essa in San Francesco, è oggi nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Il quadro raffigurante I Quattro Santi, già in San Quirino, si trova al Metropolitan Museum di New York, il Trittico dell'Umanità di Cristo, dipinto per la Chiesa di S. Maria della Misericordia, è da considerarsi quasi integralmente perduto, mentre un affresco con Madonna col Bambino fra i Santi Francesco e Quirino, strappato dall'antica chiesa di San Quirino, è esposto nella Galleria Estense di Modena.