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I LUOGHI ALLEGRIANI
CASA CORREGGIO Dalle fonti dell’epoca sappiamo che la famiglia
Allegri possedeva la casa in cui sarebbe nato Antonio
già prima della metà del XV secolo.
Ubicata nel quartiere detto “di Borgovecchio” venne
ampliata da Pellegrino Allegri nel 1529. MONUMENTO AD ANTONIO ALLEGRI Si tratta di una statua in marmo bianco di Carrara, di dimensioni doppie rispetto al naturale, realizzata dallo scultore ticinese Vincenzo Vela, grazie al lascito testamentario di diecimila lire del pittore correggese Luigi Asioli. Fu proprio quest’ultimo ad individuare in Vela il possibile esecutore dell’opera, che fu inaugurata con cerimonia solenne, il 17 ottobre 1880. Una lapide ovale in marmo, posta sull’edificio prospiciente la piazza (al civico n. 10) ricorda il generoso gesto dell’Asioli. L’immagine scolpita è quella di Antonio Allegri in età matura, così come affermatasi nella tradizione romantica ottocentesca. Le reali fattezze del pittore rimangono a tutt’oggi un mistero, non essendo noto nessun autoritratto certo. Il primo ritratto del Correggio apparve al pubblico nel 1647, inciso nell’edizione bolognese delle Vite del Vasari, ma gli storici dell’arte concordano nel ritenere che il pittore abbia più volte utilizzato i propri tratti somatici e le proprie fattezze corporee, per realizzare i volti maschili di alcune sue opere. I più accreditati sono il San Giovanni Battista nella pala d’altare della Madonna di San Francesco e uno dei santi vicini alla Madonna, nell’affresco dell’Assunzione della Vergine della cupola nel Duomo di Parma. CHIESA DI SAN FRANCESCO All’epoca dell’Allegri, la chiesa di San Francesco, era il tempio religioso più importante della città e pantheon dei signori Da Correggio. Qui, il pittore vi realizzò due pale d’altare: la Madonna di San Francesco e il Riposo durante la fuga in Egitto. La prima,èla più antica opera documentata del Correggio e l’unica che rechi la sua firma non latinizzata “Antonius de Alegris”. Il Correggio ricevette la commissione nel 1514 dal priore dei francescani, in seguito al lascito di Quirino Zuccardi. Scelse di rappresentare la Madonna con il Bambino in trono, fra i Santi Antonio da Padova, Francesco, Caterina d’Alessandria e Giovanni Battista. La pala, terminata nella primavera del 1515, rimase sull’altare maggiore della chiesa fino al 1663, quando il duca Francesco I d’Este se ne impossessò facendola sottrarre nottetempo. Il quadro entrò a far parte della collezione ducale e fu esposto nella Galleria Estense di Modena. Nel 1746, a causa delle gravi difficoltà finanziarie, il duca Francesco III d’Este decise di svendere 100 capolavori della sua collezione ad Augusto III re di Polonia ed Elettore di Sassonia. Il 5 aprile 1746 la tavola fu caricata, insieme alle altre, su cinque carri diretti a Dresda. Durante la seconda guerra mondiale la Madonna di San Francesco fu temporaneamente trasferita da Dresda in Russia, dove rimase circa dieci anni, per essere di nuovo riportata in Germania dove è attualmente esposta presso la Gemäldegalerie di Dresda. Il Riposo durante la fuga in Egitto fu eseguito da Antonio Allegri presumibilmente intorno al 1520, su commissione del correggese Francesco Munari. La pala d’altare era destinata ad ornare la cappella della Concezione, dove il Munari intendeva essere sepolto. Il soggetto del quadro è assai originale ed è tratto dai vangeli apocrifi: ritrae la sosta nel deserto della Sacra Famiglia, nel momento in cui San Giuseppe porge al Bambino alcuni datteri colti da una palma. La presenza di San Francesco fa pensare ad un omaggio verso il committente e si ricollega anche al Santo titolare della chiesa a cui era destinata l’opera. LA SEPOLTURA (LAPIDARIO DI SAN FRANCESCO) Dei tanti misteri che aleggiano intorno alla figura di Antonio Allegri, quello del luogo che conserva le sue spoglie rimane il più affascinante. Per secoli le ossa del pittore sono state soggette ad una serie di smarrimenti, riscoperte fortunose e falsi riconoscimenti. Oggi, l’unica traccia tangibile, rimane la piccola lapide commemorativa fatta apporre nel 1647 da don Girolamo Conti sulla tomba di Antonio Allegri, quando ancora si trovava all’interno della chiesa di San Francesco che era il luogo di sepoltura della famiglia Allegri. CHIESA DI SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA Almeno altre due opere del Correggio furono ospitate nella chiesa di Santa Maria della Misericordia, che nel ‘500 insieme all’annesso ospedale, era il perno religioso del quartiere popolare di Borgovecchio, dove il pittore risiedeva. Essa era retta da una antica Confraternita, associazione di laici che nei secoli aveva arricchito l’edificio di suppellettili di grande pregio. Più certa è la storia dei Quattro Santi, la cui committenza è legata ad un lascito testamentario del correggese Melchiorre Fassi. La pala d’altare fu probabilmente dipinta dall’Allegri intorno al 1516-1517 e rimase all’interno della chiesa almeno fino al 1776. La tela raffigura i santi Pietro Apostolo, Marta, Maria Maddalena e Leonardo. Quando gli Este decisero la soppressione della Confraternita e la chiusura della chiesa, il patrimonio esistente fu svenduto. La tela fu acquistata con altri dipinti dal conte Vincenzo Fabrizi, governatore della città, per “il vile prezzo” di 28 lire modenesi. Nei primi anni dell’Ottocento l’opera figura nella collezione del barone Ashburton a Londra, per essere definitivamente ceduta, nel 1912, al Metropolitan Museum of Art di New York dove si trova esposta ancora oggi. |
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